lunedì, 05 gennaio 2009
(attenzione, il post svela il finale e gran parte della trama del libro) 
Durante la recente e brevissima vacanza a Spoleto ho avuto un intero pomeriggio a disposizione, e l’ho dedicato a questo libro che ho pressoché divorato… eccomi quindi a farne una breve (o almeno ci provo!!!) recensione.
Dico subito che il libro mi è piaciuto tanto, quindi lo consiglio, non solo agli amanti degli anima
li anzi soprattutto a chi li conosce poco.
Aspetti positivi: la scrittrice racconta in ordine pressoché cronologico le avventure (e in alcuni casi disavventure) del micione, mettendo ben in luce diversi aspetti del suo comportamento, e facendo quindi capire al lettore come lui interagisse col mondo esterno e soprattutto coi suoi interlocutori umani.
Talora la signora si è secondo me troppo soffermata su episodi e situazioni estranee al gattone: alcuni capitoli sono interamente dedicati a lei e alle sue numerose sventure; a mio avviso non è stata troppo abile a non far perdere il filo del discorso durante quelle digressioni.
Ma comunque, andando avanti nella lettura, ben si capisce che le tante sofferenze provate dalla donna hanno rafforzato il suo rapporto con Dewey.
Aspetti negativi… beh diciamo che sono tutti molto miei personali.
Anzitutto, Dewey era sicuramente un gatto straordinario, ma come lo sono un po’ tutti i gatti.
Purtroppo molte delle sue particolarità e abitudini le aveva anche il mio adorato Sammy, del quale ho parlato qualche post fà… non solo schiocchezze come l’amore per gli elastici, o per l’erba gatta; anche cose molto più importanti, come non deludere mai le nostre aspettative sui suoi comportamenti verso le altre persone… ad esempio, una volta Dewey ha ricevuto in dono un tipo di giocattolo che non gli suscitava il minimo interesse; siccome però proveniva da una bambina che aveva fatto un lungo viaggio per incontrarlo, e che forse aveva dei problemi, la signora sperava che il micio le avrebbe dato ugualmente soddisfazione… cosa che lui ovviamente ha fatto. E anche Sammy era così… sembra assurdo ma contestualizzava moltissimo le situazioni… ad es. guai a chi lo sottoponeva a trattamenti poco carini come pizzicotti o piccoli schiaffi, ben presto si ritrovava graffi e morsi ovunque; ma un giorno inavvertitamente è sfuggito al nostro controllo e si è imbattuto nei due miei cuginetti piccolissimi, e sottoposto alle torture di cui sopra, lui è stato buono e fermo a prendersi tutto…
Questo, ripeto, non per sminuire Dewey: semplicemente lui era adorabile, ma come lo è ogni gatto; ciascuno ha le sue particolarità, il suo modo di dimostrare affetto, la sua profondità si sentimenti; detto così può sembrare assurdo ma chi ha o ha avuto gatti penso possa capirmi.
Probabilmente l’unica vera particolarità di Dewey è stata non tanto nel fatto che è sopravvissuto a un abbandono e a una situazione terribile, questo purtroppo è frequente; quanto piuttosto il fatto di essere poi accolto da una comunità molto più grande di una famiglia, anzi allargata a sempre nuovi membri pur avendone molti stabili, e questo ha reso la sua vita e la sua storia particolare (ma anche qui nemmeno tanto: pure nell’università che ho frequentato c’erano gatti…) 
In secondo luogo… ovviamente sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il capitolo per me duro, quello sulla morte. E per quanto possibile ci ero preparata…ma purtroppo, era anticipato da un altro capitolo al quale invece non avevo minimamente pensato.
Dewey ormai era anziano, col pelo rovinato, si reggeva male sulle zampette, e non era più tanto in grado di fare i suoi spettacoli… così il consiglio dello staff della biblioteca ha chiesto alla signora Vicky di considerare l’ipotesi della soppressione. E quando lei ha obiettato che era molto attenta alla sua salute, e non appena il gatto avesse mostrato di soffrire non avrebbe esitato, il consiglio ha palesato il vero intento: la soppressione non per evitare dolore inutile al gatto, ma per evitare ai visitatori della biblioteca la visione di un animale ormai non più di bell’aspetto, e oltretutto non più in grado di intrattenere gli ospiti.
Da qui ho iniziato a piangere come una fontana… belle persone, bella riconoscenza, ma soprattutto bel cuore.
Poi vabbeh pure il capitolo sulla morte, è stato peggio di quanto mi aspettassi… pensavo morisse di vecchiaia, invece no, aveva una malattia gravissima allo stadio finale e non l’aveva fatto capire… proprio come ha fatto Sammy. E giù fiumi di lacrime… insomma questa lettura non sempre è stata per me particolarmente leggera, tutt’altro 
Detto ciò… concludo dicendo che un libro come questo potremmo scriverlo un po’ tutti, noi che teniamo a casa animali domestici; soprattutto se riusciamo a passare con loro diverso tempo e abbiamo quindi modo di studiare bene i loro comportamenti e le loro reazioni, oltre che di raccogliere molti episodi divertenti o insoliti.
Però, non tutti lo scriviamo, anzi… onore e merito quindi alla scrittrice che invece l’ha fatto.
Quello che mi verrebbe da auspicare è che questo libro potesse “convertire” o almeno far ricredere chi gli animali non li ama, chi non sa quanto siano in grado di dare alle persone, o anche chi erroneamente crede che solo i cani siano capaci di affetto e compagnia mentre i gatti no… mi piace pensare che questo sia possibile. Anche se, e di nuovo torno a parlare di preconcetti, un lettore prevenuto potrebbe pensare che solo Dewey era così, e per questo motivo si è meritato un libro, mentre gli altri animali sono tappeti o soprammobili…
…comunque ho scelto di correre il rischio: ho regalato e sto regalando il libro a vari amici e parenti; in generale spero che sia venduto e letto il più possibile, e che tocchi tante anime sensibili 